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Il viaggio dell'Eroina



Da aspirante scrittrice e lettrice vorace, il tema del cosiddetto viaggio dell’eroe mi era familiare fin da quanto, ancora alle medie, avevo sentito per la prima volta parlare di struttura del mito, archetipi dei personaggi, modelli narrativi.

Improvvisamente mi sembrava chiaro perché certe storie apparivano familiari dopo poche righe (o poche scene di un film).


Ma anche quale era la strada per rendere altrettanto interessante e ricca di avvenimenti la mia, di vita.


Anche io, così, mi sono ritrovata ad affrontare un arco narrativo molto simile: da ragazzina impacciata che resisteva alle sfide che mi avrebbero messo a confronto con le mie paure, ad un certo punto ho iniziato il mio viaggio (metaforico, ma non solo), trovato alleati e affrontato nemici, ho creduto di trionfare e sono caduta.


A quel punto pensavo di trovarmi nel posto migliore che mi potesse capitare.


Avevo un bel lavoro che mi appassionava e mi portava in giro per l’Italia, in cui ero cresciuta come persona e professionista, in cui avevo responsabilità e mi sentivo di dare un contributo alle persone che mi stavano attorno. Avevo un fidanzato, una casa, tanti amici, la corsa, i viaggi.


Insomma, una vita perfetta.


Solo che a me mancava qualcosa.


Mi sentivo strana, mi sentivo sbagliata. Finché ho scoperto che c’erano un sacco di donne che si sentivano esattamente come me. Così tante che all’inizio degli anni ‘90 Maureen Murdock, psicoterapeuta junghiana e studentessa che aveva seguito proprio le lezioni di Campbell sul “monomito” dell’eroe, sentì l’esigenza di proporre un punto di vista differente del percorso di crescita personale affrontato dalle donne. Appunto, un Viaggio dell’Eroina.


Un viaggio che non inizia mai per caso. A volte succede qualcosa che ci mostra all’improvviso un punto di vista differente. Spesso prende avvio quando diventiamo abbastanza grandi da fermarci un attimo dal nostro movimento incessante, per chiederci dove stiamo andando veramente.


Perché in poco più di un secolo la condizione femminile si è completamente trasformata: oggi diamo per scontate libertà e possibilità che solo qualche decennio fa erano invece inimmaginabili. Studiamo, lavoriamo e facciamo carriera, possiamo scegliere se avere un compagno o se stiamo bene da sole, se avere una famiglia numerosa, un figlio solo o un cane.


Ma non è tutto così semplice. Restano ancora almeno due “ma”.


Da un lato, quelle che nella nostra quotidianità viviamo come naturali, sono conquiste che rappresentano ancora il privilegio di una quota minoritaria di donne. Una buona metà non ha ancora accesso all’istruzione secondaria, a cure sanitarie essenziali, alla possibilità di scelta.


Dall’altro, i modelli con cui ci confrontiamo non si sono evoluti con la stessa rapidità delle nostre ambizioni. Ci troviamo ancora troppo spesso incastrate in immagini che con ci corrispondono, e che non ci permettono una vera scelta. Ci sentiamo sempre sbagliate: se siamo decise ci danno delle aggressive, se mostriamo il lato vulnerabile ci considerano deboli.


Sempre a metà, sempre alla ricerca di un’integrazione che ci faccia sentire finalmente complete.


Ecco perché il viaggio dell’eroina è circolare: ci mettiamo alla ricerca, ci immergiamo nelle nostre parti oscure, ne usciamo avendo imparato qualcosa in più di noi stesse. Ma è un cerchio anche perché presuppone scambio, confronto, supporto.


Ci hanno detto che le donne non sanno fare gruppo, ma noi siamo convinte non sia vero.


Di certo non lo è per le donne che abbiamo incontrato e con cui costruiamo giorno per giorno i progetti di LeadHer: quelle che partecipano alle serate di formazione, mettendosi in gioco con le proprie storie, la community che sta nascendo su facebook per potersi sentire subito vicine.


Vuoi farne parte anche tu?


[Laura]

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